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VERSO IL REFERENDUM, LE RIFLESSIONI DEL PRESIDENTE

04 Agosto 2017

Il 22 ottobre, dunque, i cittadini lombardi (e quelli veneti) andranno al voto sul referendum indetto dalla Regione Lombardia. Il tema oggetto del referendum è noto: più autonomia dal Governo centrale. «Volete voi che la Regione Lombardia, in considerazione della sua specialità, nel quadro dell'unità nazionale, intraprenda le iniziative istituzionali necessarie per richiedere allo Stato l'attribuzione di ulteriori forme e condizioni particolari di autonomia, con le relative risorse, ai sensi e per gli effetti di cui all'articolo 116, terzo comma, della Costituzione e con riferimento a ogni materia legislativa per cui tale procedimento sia ammesso in base all'articolo richiamato?» Questo il quesito sul quale saremo chiamati ad esprimerci col nostro voto che (curiosità) per la prima volta sarà elettronico grazie ai 24 mila tablet acquistati dalla Regione, costati 23 milioni e sui quali qualche polemica è apparsa. Ma resto al merito del referendum che, va detto subito, non richiama possibili secessioni. No, il referendum è previsto dagli ordinamenti regionali e nazionali, sarà consultivo, non servirà un quorum e, per quanto riguarda la Lombardia, trova concordi sul sì al quesito gran parte delle forze politiche. Quindi andiamo al voto su una cosa sulla quale il risultato finale appare scontato. Ora, questi son giorni di ferie. E vorrei esprimere qualche considerazione sperando di non annoiare chi ha la fortuna di essere già all'ombra di un pino o di un ombrellone. Il mio dubbio nasce dalla genericità del quesito. Ora, so bene che i quesiti referendari devono essere stringati. Ma una qualche valutazione di chi ha promosso e sostiene il referendum me l'aspetterei. Più autonomia su che cosa e per fare cosa? Si può essere d'accordo sulla opportunità di avere più autonomia in ragione della specificità lombarda (anche se mi chiedo che avranno da dire i piemontesi, per dire, o gli emiliani), ma più autonomia su che cosa – mi ripeto – e per fare cosa?

Naturalmente, il pensiero più immediato è che si voglia più autonomia fiscale, che si voglia trattenere in Lombardia una quota parte di tasse più elevata rispetto ad ora. Qualcuno invoca un modello Trento-Bolzano dove le tasse restano praticamente tutte (al 90%) nelle rispettive province. Non so se la strada sia percorribile, ma si dovrebbe avere l'obbligo e il coraggio di dirlo agli elettori.

Naturalmente so bene che ci sarebbe una gran necessità di riequilibrare la distribuzione delle risorse. So bene che la sanità siciliana, per fare un esempio, costa il doppio di quella lombarda e nonostante ciò la Sicilia “esporta” malati che vengono a curarsi in Lombardia. E non ho ritrosie a dire che il trattamento che viene riservato alle province trentine è esageratamente favorevole e sempre meno comprensibile considerando i tempi difficili che viviamo, anche se va riconosciuto che lassù i soldi vengono mediamente spesi meglio che laggiù. Queste cose le so. Ma io vorrei che se la richiesta di autonomia è essenzialmente fiscale la cosa venisse dichiarata. Non solo. Vorrei che, attorno al tema – prima del referendum – ci fosse un minimo di discussione e informazione. Quanto resta oggi in Lombardia delle tasse che paghiamo? Cosa si andrà a trattare col Governo? Che percentuale si andrà a chiedere? E' una richiesta sostenibile senza mettere a rischio l'intero quadro nazionale? Quanti soldi in più potrebbero restare nella nostra Regione e – altra domanda importante – per farne cosa?

Perchè anche questa è una domanda a mio modo di vedere non trascurabile: più soldi per far cosa, in che direzione si spenderanno, che investimenti abbiamo in testa? Qualcuno potrà obiettare che, per prima cosa, “si porta a casa e poi si vedrà”. La cosa è vera ma solo fino a pagina uno. Una classe politica seria non può limitarsi a dire questo. Sarebbe come giustificare chi continua a chieder tasse senza dire che fine fanno quei soldi. Ora, è un po' vero che questa cosa in Italia accade, ma mi piacerebbe che la Lombardia, sia speciale e specifica anche in questo e che mi venisse detto di quanti soldi e risorse sono in campo e – soprattutto – che fine faranno i soldi che resteranno in Lombardia. Se resteranno in Lombardia... Ma questo lo si vedrà dopo il referendum di ottobre e dopo le elezioni della primavera prossima. Ci diamo appuntamento sul tema per l'estate 2018. Buone ferie a tutti.   ​

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